Mourinho Cassano e Livaja cosa è successo davvero Il retroscena a cui si riferiva lo special one


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Se lo volete vedere sorridente, regalategli tre punti, il terzo posto in classifica, una vittoria di misura e senza subire reti. Ecco, se il poker è servito, vedrete Mourinho contento come un bambino che si appresta a scartare il suo uovo di Pasqua. La sorpresa è arrivata grazie ad un rigore di Dybala ma soprattutto ad una prestazione di squadra che apprezza quando gli suggeriscono il termine umile: «Sì, mi piace questa parola. Siamo umili quando ci accostiamo a preparare le partite e a studiare i nostri avversari. Le partite poi si vincono quando fai un gol in più dell’avversario. Si vince 1-0 come 5-4 e l’obiettivo è lo stesso. Questo è l’obiettivo dello sport, vincere e farlo con le tue qualità e i tuoi problemi». I successi di misura però gli piacciono da morire. Vincere ancora di più: «Cosa mi è piaciuto? I punti, semplice. Ripeto l’obiettivo è vincere. Tutti noi vogliamo farlo tutto quello che viene dopo è bugia. Se mi chiedete 5-0 o 1-0, dico 5-0 perché così soffro meno e magari mi risparmio qualche capello bianco e la tachicardia. Qualche volta si vince con grandissima fortuna, perché non lo meritavi, ma altre volte come oggi vinci non con la tranquillità del risultato, perché l’1-0 non dà mai tranquillità, ma con la serenità di avere una squadra organizzata in campo e con i ragazzi concentrati. Superare il Torino è molto difficile, lo abbiamo fatto ed è la cosa più importante». Ancora una volta una grande prova di Smalling. Ma quando si prova ad accomunare le due situazioni contrattuali, José va via in dribbling: «No, Chris è Chris ed io sono io. Io ho un anno in più di contratto, Smalling no. Sono situazioni completamente diverse». È così contento che nemmeno la possibilità che il terzo posto attuale sia provvisorio (in vista del reclamo della Juve) gli fa perdere completamente il sorriso: «Dite che non ci possiamo nascondere per la Champions? Siamo sicuri che la Juventus non ha 59 punti? Siamo in Italia…». Un macigno. 

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LA STOCCATA

Anche se qualche sassolino da spargere qua e là, non proprio come Pollicino, se lo ritrova nelle tasche quando gli raccontano delle critiche che Cassano gli riserva alla Bobo Tv: «Ognuno è libero di avere le sue preferenze e di fare critiche. Ma quando si parla di altri, come Antonio, le cose sono diverse. Lui si diverte, gli altri lavorano in modo serio. Cassano ha giocato nella Roma, nell’Inter e nel Real: a Madrid è ricordato per la sua giacca con la pelliccia il giorno della presentazione. Con la Roma ha vinto una Supercoppa senza giocare mentre nell’Inter non ha vinto nemmeno la coppa di Lombardia. Sapete invece cosa ho vinto con Inter, Real Madrid e Roma. Lui avrà un problema con me, io non con lui. Gli dico solo una cosa: attento Antonio, hai 40 anni e io 60, ma a volte arrivano i Marko Livaja e dopo è dura, sono dolori…Eh, attento ai Livaja Antonio…». A chi gli chiede a cosa alluda, José lo saluta lasciandosi dietro un alone di mistero. Che non è difficile da scacciare. Quando i due militavano all’Inter hanno avuto un’accesa discussione e il barese ha avuto la peggio. 

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